Numero 15

Editoriale

Scrissi il primo editoriale di Colla nel lontano ‘88. Tracy Chapman con l’omonimo album Tracy Chapman guidava le classifiche dei dischi più venduti, seguita a ruota da Antonello Venditti con In questo mondo di ladri, il cui singolo omonimo In questo mondo di ladri era la mia canzone preferita. Mentre Ciriaco De Mita si avvicendava alla Presidenza del Consiglio a Giovanni Goria, il Milan di Arrigo Sacchi vinceva il suo primo e unico scudetto, permettendo a Ruud «Cervo che esce da foresta» Gullit di conquistare il Pallone d’Oro. Ma soprattutto, il Cosenza di Padovano e del povero Bergamini trionfava nel campionato di serie C1, raggiungendo una storica promozione. Avevo cinque anni e, se ci rifletto un attimo, mi sa che Colla è nata un po’ più tardi.
In realtà, scrivevo il primo editoriale di Colla nel lontano febbraio del 2009 e musica, politica e calcio mi deprimevano molto di più di ventun anni prima, quindi non ne parlerò. Sono passati quattro anni e otto mesi da allora e sto scrivendo il mio ultimo editoriale: state tranquilli, la rivista andrà avanti, più scintillante che mai, ma senza di me. Vado a lavorare come operaio edile nel Hampshire, in Inghilterra, e il poco tempo libero che mi rimarrà lo dividerò tra palestra e frequentazione degli hooligans del Southampton. Non mi ritroverete più tra queste pagine, ma se siete da quelle parti e vi va una pinta di birra (+ scazzottata) sapete chi chiamare.
Ma veniamo al numero. Vi proponiamo due estratti di due romanzi spagnoli ancora inediti in Italia, el afinador de habitaciones di Celso Castro e El duelo y la fiesta di Jenn Díaz, già autrice per Colla di Un contro-racconto italiano. Abbiamo scelto questi due autori per il lavoro particolare che fanno sulla voce narrante, per il movimento emotivo che le danno tramite lo scardinamento delle regole sintattiche e l’aderenza ai processi mentali del personaggio-narratore. Che è una cosa parecchio differente dal cercare di ravvivare dei protagonisti finti usando il dialetto o una sintassi pseudo infantile – o inutilmente ricercata – che dimostra solo il ritardo mentale dello scrittore.
Gli altri quattro autori, italiani, ci hanno regalato quattro storie molto diverse. Veronica Galletta, che avete già conosciuto sulle pagine del numero 14, torna col racconto I pisci e torna dopo aver partecipato all’edizione 2013 di Roland – Scritture emergenti. Leonardo Rasulo, in Libero Anselmi, ci racconta una vicenda che, a seconda della vostra formazione, potrebbe ricordarvi Il naso di Gogol, qualche scrittore italiano della generazione dei Cannibali o Jeff della serie Coupling – quest’ultimo riferimento è indirizzato ai nostri lettori britannici nati negli anni ‘70. Di M*rd* (Parental Advisory) di Olga Campofreda quello che ci è piaciuto di più, oltre al titolo naturalmente, è stata la capacità di combinare autenticità e leggerezza: Olga riesce a dare rilievo a delle problematiche appartenenti a una ristretta minoranza non per le loro implicazioni sociali, ma per quelle intime, senza mai indugiare nell’autocommiserazione. Per finire, in Machete di Chiara Rea, quello che è importante, ancora più dei personaggi, o degli eventi, è l’ambientazione e le sensazioni che trasmette: il racconto, per i nomi e per certe dinamiche relazionali, potrebbe svolgersi in un luogo di confine, magari tra Messico e Stati Uniti. Ma dato che Chiara Rea vive a Roma, sono sicuro che si sia ispirata al bar peruviano sotto casa mia: a certe sere in cui abbasso le serrande e mi allontano dalle finestre perché non mi piace come certi clienti guardano in alto e con le loro pistole giocano a prendere la mira.

Marco Gigliotti

La copertina di questo numero è stata realizzata da Davide Baroni.
Le illustrazioni interne sono opera di Apai.
Libro di Rosalía e Morte di una poetessa sono stati tradotti da Marco Gigliotti.

Libro di Rosalía
di Celso Castro

e anche ansia, e uscivo tutti i pomeriggi come se qualcosa tirasse il nervo già teso della mia anima, per dirlo in qualche modo, e andavo a –la gaviota– che era un bar che si trovava dopo il mattatoio, e mi sedevo vicino alla vetrina, e chiedevo un bicchiere di cognac, e un altro, e un altro, Continua a leggere…

Morte di una poetessa
di Jenn Díaz

«Dice padre Damián che devi andare a trovare questa donna che sta morendo, che devi andare a casa sua perché non può muoversi, che sarà un’esperienza molto importante per te, che non sa cosa gli succede, che non può muoversi, che non può venire, che vorrebbe accompagnarti, che gli è impossibile, che quando torni devi chiedere di parlare con lui, che è molto malata, che bisogna fare in fretta. Dice che è una poetessa.» Continua a leggere…

Libero Anselmi
di Leonardo Rasulo

Nonostante avesse raggiunto i quaranta, Libero Anselmi non la smetteva di ammazzarsi di seghe. La cosa non lo turbava più di tanto – era certo che orde di quarantenni come lui si dedicassero con abnegazione alla pratica masturbatoria –, ma iniziò a chiedersi se la frequenza con cui metteva mano alla patta non avesse del patologico. Continua a leggere…

I pisci
di Veronica Galletta

Quella sera, quando sua madre cominciò a preparare la borsa con la roba da mangiare, Filippu si sentiva molto emozionato. Appoggiato al bordo del tavolo, le braccia lungo il corpo magro di bambino, la osservava trafficare e pensava ai suoi fratelli, a suo padre, e a tutte le volte che erano usciti a pescare senza di lui. Continua a leggere…

M*rd* (Parental Advisory)
di Olga Campofreda

Una quantità indescrivibile di merda. È scesa ieri sera depositandosi sulle mani di mia madre, che le teneva a cucchiaio, pronte a ricevere acqua per liberarsi dalla polvere dei lavori nella casa al mare. Continua a leggere…

Machete
di Chiara Rea

Quelli con cui aveva giocato a biliardo – e perso – si erano dileguati all’improvviso. Non li aveva visti andare via e per una frazione di secondo si chiese se quella partita avesse mai avuto luogo. Continua a leggere…

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