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	<title>Colla &#187; Andrea Donaera</title>
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	<description>Una rivista letteraria in crisi</description>
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		<title>Lu Sule B&amp;B di Andrea Donaera </title>
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		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 14:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[numeri]]></category>
		<category><![CDATA[numero 27]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Donaera]]></category>
		<category><![CDATA[Colla27]]></category>

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		<description><![CDATA[[...] non dirmi che da quelle porte qui, col tuo passo, già attendo la morte. Giorgio Caproni, Alba Quant’è grande il dolore tra le stanze di un B&#038;B: con i peli di cazzo e il sangue di mestruo tra le lenzuola che imbusti provando a non respirare, i guanti di lattice troppo stretti, uno ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=right> [...] non dirmi che da quelle porte<br />
qui, col tuo passo, già attendo la morte.<br />
Giorgio Caproni, <em>Alba</em></p>
<p>Quant’è grande il dolore tra le stanze<br />
di un B&#038;B: con i peli di cazzo<br />
e il sangue di mestruo tra le lenzuola<br />
che imbusti provando a non respirare,<br />
i guanti di lattice troppo stretti,<br />
uno ti si sfila via, inorridisci,<br />
ti casca tutto per terra, è tardi,<br />
tra poco chiude la lavanderia,<br />
infili un altro guanto, ti si strappa,<br />
un altro, allora, devi far veloce,<br />
ma ti fermi, d’improvviso, ti accorgi:<br />
da giorni parli solo, a bassa voce:<br />
da quanto siete soli tu e la tua<br />
voce? Quant’è piccola la tua voce?<br />
Intanto si fa più grande l’odore  dalle lenzuola, orrido, di sudore.</p>
<p>Saresti stato certo –<br />
se avessi avuto tempo –<br />
non c’era alcun motivo –<br />
nessun motivo vero –<br />
hai costruito tu tutto –<br />
esigenze, bisogni –<br />
raggranellare soldi –<br />
arricchire il curriculum –<br />
adesso hai competenze –<br />
<em>skills</em> con i social media –<br />
<em>strategies</em>, <em>problem solving</em> –<br />
le aziende non ti cercano –<br />
sei tu che cerchi loro –<br />
Linkedin, conoscenti –<br />
amici ammanicati –<br />
amici di parenti –  Lu Sule B&#038;B –<br />
seicento euro al mese –<br />
contratto di tre mesi –<br />
cercasi <em>admin senior</em> –<br />
nessun ragionamento –<br />
soltanto l’emozione –<br />
di avere un giorno forse –<br />
la disoccupazione –<br />
ed eccoti nel caldo –<br />
mezzo ventilatore –<br />
sei sempre troppo stanco –<br />
ma è sempre troppo poco –<br />
i check-in, i check-out –<br />
ufficio informazioni –<br />
gestione social network –<br />
pulizia di tre camere –<br />
fatture, colazioni –<br />
lavanderia, e-mail –<br />
sette giorni su sette –<br />
dieci o dodici ore –<br />
prenotazioni, chiavi –<br />
mazzi su mazzi, porte –<br />
costanti nella testa –<br />
pensieri sulla morte.</p>
<p> «In fin dei conti è soltanto lavoro»<br />
ti sei detto e ti hanno ridetto tutti<br />
sempre, in ogni bolla, in ogni occasione<br />
con la severità di chi lo sa<br />
certo meglio di te: o così o così.<br />
Eppure: no. «È questione di denaro,<br />
maledette voci amiche, è così»<br />
ti sei risposto e continui a risponderti<br />
sputando di nascosto sui profili,<br />
su chi ce l’ha fatta, sui loro figli,  «Denaro solamente, questo siete»,<br />
tra te e te, mettendo <em>mi piace</em> ipocriti,<br />
rimpinguando i tuoi vuoti nelle tasche<br />
con selfie sorridenti in riva al mare<br />
[ma anche tu, adesso, questo solo sei:<br />
denaro da fare per aspettare<br />
di poter fare altro denaro poi<br />
(magari con un lavoro da scrivere<br />
ordinatamente nei tuoi dettagli<br />
su quel social dove fingi di vivere<br />
lanciando una volta al giorno un segnale<br />
caustico, sagace, quasi geniale<br />
criptando il messaggio fondamentale:<br />
tu non vivi davvero: tu stai male)]. </p>
<p>Potrebbero andare avanti per ore<br />
davanti a te e alla loro colazione<br />
le tre giovanissime siciliane<br />
(che a te ti sembrano però signore:<br />
i seni enormi tutti e sei, le facce<br />
segnate da fatiche quotidiane:<br />
sedici, diciassette e diciott’anni,<br />
ma tutte già lavorano, d’inverno<br />
niente scuola, ma: rosticceria, fabbrica,<br />
tabaccheria). Parlerebbero ancora,<br />
ma ti alzi, dici che hai tanto da fare,<br />
loro ci rimangono un poco male –<br />
credi: non è così: una ti chiede,<br />
col tono da rosticciera che serve,<br />
se ti va di andare in camera loro.<br />
«Ci rilassiamo un po’» dicono in coro.<br />
Ti sorridono, tutte e tre, serene:<br />
e ti sembrano libere: da tutto:<br />
quasi piangi mentre dici: «Va bene»,<br />
quasi non pensi al tuo corpo distrutto. </p>
<p>Per nulla indebolita<br />
dal quarto d’ora anale<br />
urla, la diciottenne,<br />
lancia via le ciabatte<br />
[lo vedi volteggiare:<br />
il fronzolo banale  Lu Sule B&#038;B,<br />
quel logo che detesti,<br />
è ovunque nella stanza<br />
(adesivi sui mobili,<br />
sulla tv, magneti<br />
sul frigobar, sui termo,<br />
ricami sulle federe,<br />
su di ogni asciugamano,<br />
sulle ciabatte a fiori,<br />
quelle che lei ora lancia<br />
urlando «Porca troia!»)],<br />
la sedicenne chiede:<br />
«Ma che cazzo succede?»,<br />
ma la diciassettenne:<br />
«Minchia! Ho capito, io!»,<br />
la diciottenne: «Sì?<br />
Sbrigati, allora, sbrigati!»,<br />
la sedicenne strilla:<br />
«Ma mi volete dire?»,<br />
tu intanto resti zitto,<br />
steso, nudo, sudato,<br />
stai forse quasi bene,<br />
sei leggero e svuotato,<br />
col cazzo che ti scema<br />
nel Durex seccato;  e bussano alla porta,</p>
<p>nella stanza è il silenzio, negli occhi delle tre<br />
il terrore più enorme, bussano, e poi una voce,<br />
«Apri o sfondo la porta, apri troia, o sei morta»,<br />
nella stanza è il silenzio, tu sorridi: ti piacciono,<br />
pensi, questi signori capaci d’ogni cosa<br />
per l’onore e le donne, il contrario di te,<br />
vivono nell’estremo, sfondano anche le porte,<br />
capaci anche di uccidere, capaci anche di morte. </p>
<p>La porta la sfonda davvero. Ed entra.<br />
La prima cosa che guarda sei te,<br />
solo un’occhiata rapida alle tre,<br />
poi colpi e respiri e sangue e silenzio,<br />
poi colpi e sangue ancora e le lenzuola<br />
e le federe, Lu Sule B&#038;B,<br />
e un allarme ti scatta nella testa<br />
spaccata da due colpi di estintore:<br />
se vivi come puoi giustificare<br />
in lavanderia tutto questo rosso?<br />
Questo è il terrore che ti rode, questo,<br />
è questo adesso il problema più grosso.<br />
O forse no. Anzi: senz’altro no:<br />
la porta. Chi la potrà riparare?<br />
Chi, senza fattura, senza parlare? </p>
<p>Dal bar di sotto arrivano<br />
chiari amori e capoeira,<br />
lo sbattere di birre<br />
(e lui che non si ferma:<br />
ti dice: «Brutta merda,<br />
scupàsti a donna mia»),<br />
sorridi largo dentro<br />
per questa trenodia –<br />
e rantoli nel nero<br />
(sei simile a ogni notte<br />
degli ultimi due mesi),<br />
con gli occhi gonfi e ciechi,<br />
i denti giù in gola,<br />
hai rabbia: non dolore:<br />
trovi un respiro, chiedi:<br />
«Ma tu&#8230; ripari porte?»<br />
E ti piomba (ci pensi:<br />
sul lavoro!): la morte.</p>
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